06 apr

Il Manifesto di Gherussia

 Il Manifesto di Gherussia

 

Essere gherussiano vuol dire essere tremendamente vecchio. Siamo diventati membri del consiglio degli anziani grazie alla nostra esperienza. Siamo cresciuti sull’Eurota, abbiamo partecipato a delle guerre crudeli e meritiamo il diritto di decisione sovrana, sulla vita e sulla morte, al di là di ogni responsabilità. Siamo vecchi, potremmo competere con Matusalemme stesso.

C’è una ricca tradizione nella storia della filosofia: soltanto un anziano può essere saggio, mentre i giovani sono le sue vittime. Da Socrate, colpevole di corrompere i giovani Ateniesi, fino a Negri  soprannominato il cattivo maestro, un seduttore troppo pericoloso per gli studenti. Ripetiamo: siamo molto vecchi. Il nostro cazzo non si rizza da anni ormai, le nostre tette sono flaccide. Noi seduciamo soltanto concettualmente. Alcibiade non resiste alla nostra aura teoretica, e le studentesse di Padova non possono opporsi al nostro modo di pensare – in particolare non ci resistono gli studenti e le studentesse della riforma di Bologna. Il nostro obiettivo primario è di cambiarli, di indicare le alternative possibili. Senz’altro preserveremo l’eredità spartana, del tutto fedeli: con l’ascetismo rifiutiamo l’imperativo “Enjoy”, con la militanza teorica vogliamo arrecare danni alla stupidità, con la disciplina concettuale riusciamo a umiliare il conformismo. Essere gherussiamo vuol dire essere guerriglia, Geronimo.

I concetti sono le nostre armi, siamo pronti ad usarli come macchine da guerra. “Sei ancora giovane Socrate … la filosofia non si è ancora impossessata di te “ – dice il Parmenide di Platone dando come consiglio quello di invecchiare quanto prima, perché la dialettica non è un giocattolo per i fanciulli. Simile a ciò i giovani, suggeriscono Hegel e Marx, non possono comprendere i principi più difficili della dialettica, la forza della negazione e la tensione delle contraddizioni, perciò bisogna trasformarli: diventare-vecchio è l’espansione della teoria radicale. La filosofia è essenzialmente vecchia! Essa non vuole essere giovinezza, estro, farfallina, canzone da organetto, il luogo del godimento (luogo ideale per neoliberalismo), il luogo dove i propagatori della giovinezza eterna vendono i loro prodotti contro le rughe … Filosofia non è ristoro, estasi, ma sforzo, fatica, strapazzo, dunque, vecchiaia. Il pensiero è tutto rugoso e vuole esserlo! Tutti quelli che sono sotto la nostra influenza entrano alla lotta. Noi non siamo gerontologi. Non studiamo l’anzianità dall’esterno, usiamo invece tutti i suoi vantaggi dall’interno. Siamo anziani!

L’anzianità non è biologia, l’anzianità è la nuova soggettività. Cambiamo la soggettivita, diventiamo i gherussiani e le gherussiane. Per essere vecchio gli anni non importano. Per la vecchiaia ci vuole coraggio.

We can't change the country. Let us change the subject.

04

In una società in cui il sapere non fosse una merce, il mercato non fosse il criterio monoteistico del valore e il filosofo non fosse un manager – il responsabile delle risorse umane, Gherussia forse non avrebbe la propria raison d'être. La linea che assumiamo è direttamente cagionata dalla posizione immeritata imposta alla filosofia e alla teoria. Il pensiero radicale è la risposta. Perciò la filosofia politica gherussiana è il rovesciamento del mondo, capovolgimento: nati e crescuti come vecchi siamo partiti dall'età tardiva e camminiamo verso la gioventù. Ma camminiamo per invitarla ad invecchiare, a sdegnare l'ideologia dei movimenti giovanilistici, i ragazzi dei partiti, gioventù a cui si lascia il mondo, le generazioni future. Un rifiuto deciso al variopinto attivismo giovanile nonché ai giovani come consumatori passivi, schiavi contenti e volontari che si vantano delle proprie catene.

Le nostre armi: la politica del rovesciamento del mondo non è una mera estrazione di un concetto già prodotto in passato, con una ulteriore sottomissione del surplus ottenuto ad un altro sistema di valore – ovvero un sistema che sarebbe lo stesso di quello precedente, soltanto capovolto. Rovesciamento e capovolgimento comportano un movimento nuovo, e nonuna direzione contraria dello stesso movimento; e certo non implicano ripetizione, il che ci riporterebbe al mondo dei «bei giorni della giovinezza», ma un tale mondo che, ci dicono, bisogna vivere e godere, non è mai esistito. Siamo da sempre anziani, sovraccaricati dai secoli dell'esperienza brutale, e perciò bisogna chiedersi: perché privarsi di quei secoli contando quanto siamo vecchi?

Se evitiamo il piacere dell'autoprivazione, ci ricorderemo della nostra pre-istoria: predestinati al mondo che non possiamo provare, vedere o sentire, un mondo che nonostanteciò contiene una logica feroce messa in atto. Confrontarsi con questa logica nellatarda età vuol dire intuire che questo non è il mondo della vita nella quale si vivono «i bei giorni della giovinezza», ma un mondo che ha un altro nome: il mondo della produzione! Rovesciare dunque significa questo: il mondo del panfeticisimo produttivo dei boulevards della merce va rovesciato nel mondo della produzione delle barricate concettuali! Impariamo a dimenticare inerzia, arresto, ma anche propulsione. Abbandoniamoci a un nuovo movimento. Solo così presentiremo il mondo che ci è per così dire garantito, motivati a rifiutare di accontentarci dei simulacri scadenti. E come i bambini quando gridavamo «vogliamo l'originale», ora noi saremo gli anziani dell'originale e del nuovo.

Essere anziano significa essere Gherussiano o Gherussiana. Vecchiaia è Universalità. Ognuno può essere vecchio se decide d’imbracciare l’arma teorica. Gherussia è un posto da cui si prende la mira.

Gherussia è la Cosa. Stvar. Thing. Una cosa vecchia.

Simone de Beauvoir ha scritto un grande libro sulla vecchiaia. Secondo lei la vecchiaia è un luogo peculiare perché rivela benissimo il sistema di sfruttamento in cui viviamo. Sappiamo bene come lo stato respinge gli operai e le operaie improduttivi, e quelli che, entrando in anzianità, non servono più alla produzione del plusvalore. Conosciamo bene la noncuranza nei confronti dei pensionati e la struttura di una società che abbandona lo stato sociale. I vecchi  neutralizzati sono quelli che non sono più candidati al godimento  Essere vecchio significa stare in un luogo vuoto, e soltanto in tale luogo può accadere qualcosa di nuovo.

Vecchi di tutti i paesi, uniamoci! 

La lotta per la filosofia e per l’emancipazione politica si basa su un principio organizzativo: il lavoro dei lavoratori risoluti (Lacan). Abbiamo aperto un campo vuoto abitato soltanto dal lavoro e dalla disciplina filosofica. Ognuno può far parte di un tale campo e diventare chiunque se accetta il lavoro come la propria definizione. La nostra soggettività è il prodotto continuo di tale lavoro – lavoro intenso e tenace per raggiungere la chiara onestà delle idee, la ri-trasformazione, la re-interpretazione. Siamo consapevoli che ai tempi dell’usurpazione capitalista del lavoro quest’impostazione sarà accusata di essere una teorizzazione arida e inefficace, astratta e irreale. Ma ciò che l’attuale logica del potere considera irreale è per noi un luogo desiderabile, impossibile e necessario – punto di partenza nella guerra di posizione, nella marcia lunga e dolorosa fino all’egemonia filosofica e concettuale. Conquistare l’universo simbolico comune capace di costituire un orizzonte politico ed etico nuovo è la strada per la quale cammina la nostra attività filosofica.

Il capitalismo come mondo di sensibilità in-sensibile è l’impero delle astrazioni reali. Siccome il capitalismo in quanto tale è astratto (e lo sfruttamento non ha carattere biologico o personale, ma è strutturale, dunque, invisibile, impersonale), la lotta contro il capitalismo è possibile soltanto attraverso la teoria. Si tratta di un’affermazione forte: è la prima impresa emancipatrice che non può essere efficace senza la teoria. Guardando storicamente, si può dire che la lotta anticaplitalista fin’ora ha avuto successo soltanto nelle società precapitaliste – dunque, il successo viene laddove esiste la classe visibile e la dominazione visibile in quanto oggetto possibile del ressentiment, come nemico ovvio. La vera sfida dell’agire sta nella domanda: com’è possibile un’azione contro il mondo della sensibilità in-sensibile?

Nel nostro spazio interno del capitale-mondo è necessario originare e mappare i luogi dell’esteriorità. È capace la filosofia di assumere il ruolo guida nella preparazione di una tale breccia, interruzione, irruzione, rottura, deragliamento, apertura? E i nuovi barbari di cui parla Nietzsche, quelli che vengono dal di fuori possono essere i filosofi?

La vecchiaia non si abbandona alla corrente ipnotica della vità e gioventù, bensì si distanzia, si discosta. Il vecchio è l’estraneo.

Gherusia è il Verfremdungseffekt di Brecht.

…                                                                                           …

 «L'allargamento del campo antiautoritario» (R.Dutschke) oggi è attualizzato in quanto indispensabile. Fuori e dentro l’Università. Esso inanzitutto prende la forma della lotta contro la gerarchizzazione e commercializzazione del sapere, contro la burocratizzazione dell'istruzione – insomma, contro il modello mercantile dell'Università. L'atto di sovversione è indirizzato contro il principio di disuguaglianza che struttura ogni segmento della socialità, ed anche il regime dell'istruzione e della formazione. Perciò la lotta per l'Alter-Università riguarda l'emancipazione del campo intero della vita sociale con tutte le sue contraddizioni. Politicizzare queste contradizzioni si accompagna alla presa di coscienza teorico-filosofica.

I vecchi erano, i vecchi sono, e i vecchi saranno!

Oggi anche la forma-manifesto è una resistenza. In esso si esprime la lealtà all’idea di verità e all’idea di programma. Proprio il suo apparente anacronismo lo rende effettivo. Come dice Badiou: ogni manifesto contiene un “è tempo di dire …”. Un Manifesto è un intervento in una data situazione. Scrivere il manifesto gherussiano vuol dire prendere posizione di fronte alla situazione novisadese, balcanica, europea e globale.

È tempo di essere vecchio!

 

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